Lunedì 05/06/2017

Articolo n.18

 

Quante volte proviamo sentimenti d’amore e di compassione nella nostra vita? E nei confronti di chi li proviamo?
Chissà sei noi stessi siamo inclusi nell’ultima risposta. E’ molto probabile che ci sia capitato di provare tali sentimenti per qualcuno; un caro amico, un partner, un fratello o una sorella, un genitore, un figlio. Ma oggi voglio chiedervi se vi è capitato di provare questi sentimenti nei confronti di voi stessi.

L’amore è una parola grande che può avere tante sfaccettature, ma se rivolta nei nostri confronti come l’avvertiamo, e come la esprimiamo?
Non è semplice pensare a sé stessi in termini amorevoli, spesso abbiamo la tendenza ad essere molto esigenti nei confronti di noi stessi come se fossimo instancabili, e poi quante volte ci mostriamo amore? Forse a volte lo facciamo, ma aspettiamo di aver portato a termine chissà quale arduo compito per poterci amorevolmente ringraziare.
Così come ci occupiamo delle persone che ci stanno a cuore, allora dobbiamo occuparci delle nostre parti interne. Uso il termine “ dobbiamo” perché in effetti sento che l’amore è qualcosa che ci dobbiamo, perché è un sentimento che meritiamo e che non richiede nulla in cambio. Volerci bene senza nessun motivo apparente non è semplice, ma ne vale davvero la pena, perché l’amore, sia rivolto nei confronti degli altri, sia nei confronti di noi stessi, non richiede una spiegazione, non ne ha veramente bisogno.
Quanto siamo poi compassionevoli con quelle parti nostre più delicate e fragili, che spesso nascondiamo così bene, tanto da dimenticarci di averle, ed invece ci sono ed hanno bisogno della nostra stessa cura e presenza paziente e buona.
Non esiste un modo universale di provare amore e compassione verso sé stessi, perché ognuno è unico e singolare nelle sue caratteristiche più intime.

Un esempio secondo me potrebbe essere quello di esprimere la nostra gioia nei confronti del mondo. Delle volte ci capita di essere davvero felici per una bella notizia, un evento inaspettato, una bella gratifica lavorativa, o anche senza alcuna motivazione. Allora forse il primo impulso potrebbe essere quello di tenerlo per sé e condividerlo con pochissimi intimi, quasi a voler proteggere questa gioia. E’ possibile invece pensare che è ancor più gioioso poter condividere apertamente la nostra gioia e poter esprimere la nostra felicità, attraverso la nostra espressione, la nostra voce, dunque il nostro corpo. La felicità non può rimanere al chiuso, ha bisogno di luce e di aria per vivere.
Questo, secondo me, è un bel gesto d’amore nei confronti di sé stessi.

 

CONSIGLIO DELLA SETTIMANA
Trova una posizione confortevole e rilassata. Chiudi gli occhi, inspira ed espira con calma. Fallo per qualche minuto.
Ora rivolgi la tua attenzione verso una persona che ami. Lascia emergere le modalità con cui esprimi amore verso questa persona.
Ora ti chiedo se è possibile per te rivolgere una di queste modalità nei confronti di te stesso.
Lentamente apri gli occhi e se ti va annota ciò che è emerso.

Al prossimo lunedì!

 

 

Stefania Filetto